Alternative Shop compie 10 anni: la storia di un negozio che ha scelto di essere diverso
Alternative Shop compie 10 anni: la storia di un negozio che ha scelto di essere diverso
Ci sono posti che ti entrano dentro prima ancora che tu capisca perché.
Per me quel posto si chiamava NYC. Ci venivo da bambino, trascinato da mia madre che lì mi ha vestito per la comunione e per la cresima. Sì, avete letto bene. Mentre altri bambini sognavano cravatte e scarpe lucide, io ero già in mezzo a Mambo, Body Glove, Rip Curl, Etnies. Non lo sapevo ancora, ma stavo crescendo dentro a quello che sarebbe diventato il mio mondo.
Quel negozio era di Luca Pellegrini. Un tipo che la passione per la street culture te la trasmetteva senza neanche doverla spiegare. E a me, bambino con gli occhi spalancati davanti alle tavole appese al muro, quella passione è entrata dentro e non è più uscita.
Dal 2015 al salto nel vuoto
Alternative Shop non nasce nel 2016 per caso. Nasce perché a fine 2015 un mio fratello — Luca, il titolare di quello che allora si chiamava Alternative Park — mi ha fatto una proposta. Prendi il mio posto.
Era un momento complicato per lui. E per me era un salto nel vuoto. Skater scarso, lo ammetto. Discreto snowboarder. Ma con una quantità indecente di passione e una parlantina che mi ha sempre aiutato più di qualsiasi tecnica. Ho detto sì. Ho preso le chiavi, e nel 2016 Alternative Shop ha aperto i battenti.
Capire cosa ESSERE
I primi anni sono stati i più difficili. Non per i motivi che pensate — i conti, i fornitori, le vendite. Quello è normale, fa parte del gioco. La difficoltà vera era un'altra: capire cosa fare, cosa scegliere, cosa essere.
Ho sempre avuto il terrore dell'ovvio. Di quei negozi che vendono quello che vendono tutt*, che scelgono quello che scelgono tutt*, che diventano interscambiabili. Io volevo qualcosa di diverso. Non per distinguermi a tutti i costi, ma perché quella era l'unica cosa che aveva senso per me.
Poi è arrivato il Covid. E lì non era più solo una questione di negozio — eravamo tutt* lì a mettere in dubbio la nostra esistenza, chi più chi meno. Ho tenuto duro. Fiere di paese, eventi in posti improbabili, concerti, appuntamenti in pianura e ad alta quota. Ogni occasione era buona per esserci, per far sapere che Alternative Shop c'era ancora.
Siamo ancora qui.
Un posto per chi vuole essere se stess*
C'è una cosa che non sopporto. Uscire di casa e incontrare altre cinque persone vestite identiche a me. Quel pizzicorio allo stomaco — metà fastidio, metà tristezza — è il motivo per cui questo negozio esiste.
Ho sempre pensato che siamo come i colori di un arcobaleno. Insieme creiamo qualcosa di bello, ma non possiamo essere tutt* ross*, tutti verdi, tutt* giall*. Condividiamo uno stile, un modo di guardare il mondo — ma è la nostra unicità, la nostra diversità, che fa diventare tutto questo qualcosa di vero.
Da questa idea, Alternative Shop è sempre stato un posto sicuro. Per chiunque entri con rispetto, qualunque cosa sia, chiunque sia — ogni persona, ogni creatura dell'universo. È per questo che il mio negozio è doverosamente LGBTQI+ friendly. Non come etichetta, non come marketing. Come posizione.
Grazie
Non sarei qui senza le persone che mi hanno aiutato. Alcun* lo sanno, altr* forse no. Ci sono sacrifici che non ho mai dimenticato e non dimenticherò. A loro sono e sarò sempre debitore.
E poi ci sono i clienti. Ogni persona che entra da quella porta merita ogni mio sforzo — fatto con amore, con voglia di esserci, con la stessa passione che Luca Pellegrini, trent'anni fa, ha trasmesso a un bambino con gli occhi spalancati davanti a una tavola da skate.
Eccoci qui. Dieci anni dopo. Grazie di essere alternativ* con noi. 🤙



















