Skate Culture e Comunità LGBTQ+: Da Sempre Dalla Stessa Parte
C'è qualcosa che lo skate e la comunità LGBTQ+ hanno sempre condiviso, anche quando nessuno ne parlava apertamente: il rifiuto di stare dentro a una casella. La strada come spazio libero. Il corpo come mezzo di espressione. L'identità come atto politico.
Lo skate è sempre stato per chi non si adatta
Lo skateboard è nato ai margini. Nei parcheggi vuoti, nelle piscine abbandonate, negli angoli di città che nessuno voleva. Chi skateava non cercava l'approvazione — cercava lo spazio. Quello spazio fisico, concreto, diventava anche spazio mentale: un posto dove le regole del mondo "normale" non si applicavano.
Non è un caso che la cultura skate abbia sempre attirato persone che sentivano di non appartenere altrove. Artisti, outsider, ragazze e ragazzi che a scuola non ci stavano, persone che avevano bisogno di un linguaggio diverso per raccontarsi. In questo senso, lo skate e la comunità LGBTQ+ hanno radici comuni: entrambi nascono dalla necessità di creare un posto dove esistere libere e liberə.
Una storia non sempre facile
Sarebbe disonesto raccontare solo il lato luminoso. Negli anni '80 e '90, il mondo dello skate — dominato da una cultura maschile e iperaggressiva — era tutt'altro che accogliente per gli skater LGBTQ+. Gli episodi di violenza omofobica erano frequenti, e molti erano costretti a nascondere la propria sessualità. Smithsonian Magazine
Nel 1998, il pro skater Tim Von Werne vide la propria carriera interrompersi bruscamente dopo che il suo sponsor si rifiutò di pubblicare un'intervista in cui parlava apertamente della sua omosessualità. Un segnale chiarissimo a tutta la scena: fare coming out significava rischiare tutto. Rolling Stone
Ma le culture che nascono dalla resistenza non si fermano. E lo skate, lentamente, ha iniziato a cambiare.
2016: Brian Anderson cambia tutto
Nel settembre 2016, Brian Anderson — leggenda dello skateboard, vincitore dello Skater of the Year di Thrasher nel 1999 — ha fatto coming out pubblicamente con un mini-documentario prodotto da Vice Sports, diventando l'atleta più affermato del settore a farlo. Time
Per Anderson, mantenere il segreto era stata una scelta consapevole e dolorosa: in un ambiente dove sentiva continuamente slur omofobi, aveva imparato a costruire una versione di sé stesso che nessuno avrebbe messo in discussione. Rolling Stone
La risposta della scena fu travolgente e positiva. Da quel momento, la comunità dello skate si è stretta intorno a lui, e il suo coming out ha costretto l'intero settore a fare i conti con la propria storia e a riconoscere che l'identità sessuale di uno skater non cambia la qualità di chi è sulla tavola. Vocal Media
Anderson oggi è anche editore di Cave Homo, una rivista queer. Da skater a voce.
Leo Baker: le Olimpiadi possono aspettare, io no
Leo Baker — già noto come Lacey Baker, sette volte medagliatə agli X Games — era qualificato per le Olimpiadi di Tokyo 2020 come membro del team femminile USA. Ma competere nella categoria femminile avrebbe significato mettere in pausa la propria transizione, e Leo ha scelto diversamente. GCN
Ha lasciato il team olimpico nel febbraio 2020, cambiando pubblicamente il proprio nome in Leo. "Non potevo continuare a mettere me stessə in pausa", ha dichiarato. "Per anni avevo odiato gli spazi pubblici perché dovevo essere qualcosa d'altro, una versione di me che avevo creato per sopravvivere e avere successo." Time
Dopo la transizione, Leo ha contribuito a fondare Glue, un'azienda di skateboard queer, diventando anche personaggio giocabile nel videogioco Tony Hawk's Pro Skater 1+2 — il primo skater transgender e non-binary nella serie. Hollywood Life
La sua storia è diventata un documentario Netflix. Ne parliamo sotto.
I brand che aprono lo spazio
Nel 2018, a Berlino, nasce Skateism — la prima rivista dedicata alla diversità nello skateboard. Il fondatore Moch Simos racconta che nei giorni dopo il lancio iniziarono ad arrivare messaggi da skater LGBTQ+ da tutto il mondo: "Ci siamo resi conto che la comunità queer globale nello skate era molto più grande di quanto pensassimo, ma quasi completamente invisibile." pressreader
Unity Skateboards, fondata da Jeffrey Cheung, nasce con una missione precisa: essere una forza positiva e incoraggiante per i giovani queer, dimostrare che uno skate company può essere più grande dell'etichetta "gay skate company" e abbattere le barriere insieme. Smithsonian Magazine
Glue Skateboards, co-fondata da Leo Baker, porta avanti la stessa visione: uno spazio dove l'identità non è mai un ostacolo, ma il punto di partenza.
🎬 La Filmografia: guardarle è già un atto politico
Tre film essenziali per capire dove lo skate e la comunità LGBTQ+ si incontrano.
1. Brian Anderson: Being a Gay Professional Skateboarder
Vice Sports, 2016 — 25 minuti 📍 Disponibile su YouTube gratuitamente
Il documento storico. Prodotto dall'amico di lunga data Giovanni Reda, questo mini-documentario racconta il coming out di Brian Anderson: il più celebre atleta della scena skate ad aver parlato pubblicamente della propria omosessualità. Crudo, diretto, commovente. Guardarlo oggi fa ancora effetto. Out Magazine
2. PRIDE – Yann Horowitz
Vans Europe x Skateism, 2019 — Cortometraggio 📍 Disponibile su Skateism.com e YouTube
Subito dopo aver vinto i Vans Park Series African Continental Championships nel 2018, lo skater sudafricano Yann Horowitz ha festeggiato salendo sulle tribune e baciando il suo fidanzato Adam. Da quel momento si è ritrovato a fare i conti con una domanda difficile: "Voglio davvero essere 'lo skater gay'?" Un film breve ma denso, girato nel Sudafrica di Horowitz, tra identità, visibilità e libertà. Skateism
3. Stay on Board: The Leo Baker Story
Netflix, 2022 — 53 minuti 📍 Disponibile su Netflix
Il documentario racconta la storia di Leo Baker — già Lacey Baker — e la scelta di lasciare il sogno olimpico per continuare la propria transizione. Diretto da Nicola Marsh e Giovanni Reda (lo stesso del film su Brian Anderson), è uno dei migliori documentari sportivi degli ultimi anni. Non perché parli di skate. Ma perché parla di cosa significa essere fedele a sé stessə, anche quando costa tutto. GoodtoKnow
4. 🎙️ Love Letters to Skateboarding: quando lo skate si racconta
Jeff Grosso, Vans — episodio LGBTQ+ 📍 Disponibile su YouTube
La serie Love Letters to Skateboarding di Vans è da sempre uno degli archivi più onesti della cultura skate. In questo episodio dedicato alla comunità queer, Grosso — voce storica e scomoda della scena — lascia la parola a chi ha vissuto sulla propria pelle cosa significa skateare ed essere LGBTQ+ allo stesso tempo.
Le voci che emergono raccontano di un percorso non facile: negli anni passati, molti skater queer si sentivano completamente soli, e solo quando altre persone come loro hanno iniziato a rendersi visibili le cose hanno cominciato a cambiare.
Una voce nella puntata lo dice meglio di qualsiasi analisi:
"Eravamo tutti freak. Eravamo nerd, sfigati, emarginati sociali. Nessuno ci capiva. E in qualche modo ce la siamo cavata e abbiamo reso tutto accettabile — quindi sembra quasi una nostra responsabilità fare lo stesso per il prossimo gruppo."
Alternative Shop: uno spazio per tuttə
Noi di Alternative Shop siamo un negozio di skateboard e streetwear. Ma prima ancora siamo uno spazio — fisico e umano — dove ognunə può sentirsi a casa. Senza dover dimostrare niente. Senza dover essere qualcosa che non è.
La skate culture che amiamo non è quella chiusa e aggressiva degli anni '80. È quella di Brian Anderson che dice "sono pronto". Di Leo Baker che dice "non posso più aspettare". Di Yann Horowitz che bacia il suo ragazzo davanti a tutti, dopo aver vinto.
Si avvicina Giugno, mese del Pride. Vieni a trovarci in Via Emilia Ovest 38/B — o sul nostro shop online. Lo skate è di tuttə.
— Michele & Costanza Alternative Shop Parma, dal 2016






















